Revue Prescrire, quando la critica ad ogni costo diviene ridicola

InfoFarma, rivista online di Informazione indipendente su farmaci, prodotti diagnostici e dispositivi medici  pubblica sull’ultimo numero la traduzione di un articolo di la Revue Prescrire, dal titolo “L’innovatività dei nuovi farmaci – Giudizio sui farmaci autorizzati nel 2014 secondo la Revue Prescrire” http://www.ulss20.verona.it/infofarma.html .

Questo il giudizio sulla nuova combinazione fissa Glicopirronio + Indacaterolo, un medicinale contenente due principi attivi, indacaterolo (85 microgrammi) e glicopirronio (43 microgrammi), usato come terapia di mantenimento (regolare) per alleviare i sintomi in pazienti adulti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO):

Glicopirronio + Indacaterolo (Ultibro Breezhaler®)
Indicazione – Terapia broncodilatatrice di mantenimento per alleviare i sintomi in pazienti adulti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Valutazione Prescrire – Non più efficace di tiotropio associato a formoterolo.
Se possibile, conviene scegliere broncodilatatori meglio provati e presi separatamente per aggiustare le loro posologie.

Cosa leggo? “Se possibile, conviene scegliere broncodilatatori meglio provati e presi separatamente per aggiustare le loro posologie”?? Ma gli esperti di Revue Prescrire conoscono la differenza tra inalatori e compresse? Non sanno che è autorizzato un solo dosaggio?

Come è possibile che riviste di tale incompetenza possano essere pubblicate e addirittura tradotte?

Spiace che una discreta rivista come InfoFarma, operi tali scelte senza alcun senso di critica. Nessuno a InfoFarma si è posto il problema durante la traduzione? Nessuno si è posto il problema di valutare quanti sono i pazienti in terapia estemporanea con 2 broncodilatatori in Italia e di verificare la percentuale di aderenza alla terapia della BPCO in Italia?

Siate più critici, evitate di esporvi al ridicolo.

OK, Paga Tu. Ma informati meglio e prova a fare di più…

Leggiamo con interesse l’ultima newsletter di No Grazie. Pago Io!, anche se ormai un pò datata. Ci ha molto interessato il primo articolo, Non se ne parla più: medici e industria.

Riprendiamo dall’articolo i primi due paragrafi:

Che le industrie farmaceutiche, di presidi e di apparecchiature sanitarie investano molte risorse economiche per informare/sollecitare/convincere i medici a prescrivere i propri prodotti, è noto da tempo e ripetutamente documentato. Talmente scontato da non suscitare più neanche un moto di indignazione, come succede con i fenomeni naturali che ci disturbano, ma non possiamo evitare. Di conseguenza, non se ne parla più. Almeno qui in Italia, dove siamo stati vaccinati da terremoti corruttivi in grande scala. Sapere però quanto il fenomeno coinvolga la classe medica e quanto sia in grado di influenzarne le scelte che ricadono sulla spesa sanitaria del Sistema sanitario nazionale e sulla salute dei pazienti, non è irrilevante.

Il 7 gennaio scorso il New York Times pubblica un articolo sui costi della promozione dei farmaci negli Stati Uniti. Dal 2014 il Governo federale ha obbligato le industrie legate al mondo della sanità a rendere pubblici i pagamenti versati ai medici e agli ospedali (Freedom of Information Act). In attesa dei dati ufficiali, nell’articolo vengono riportati, come una sorta di aperitivo, i dati forniti da 17 industrie, che nel 2013 hanno reso pubblici i loro finanziamenti. Si tratta di 4 miliardi di dollari che corrispondono a circa il 50% del mercato.

L’articolo descrive la prima pubblicazione dei dati relativi ai trasferimenti di valore (ToV) da parte dell’industria farmaceutica agli operatori sanitari statunitensi.

E’ un tema che abbiamo ampiamente affrontato anche noi, anche ieri presentando il secondo tipo di Cash Receptor del medico americano (è un recettore sensibile al ligando $$$, mentre non lega il ligando €€€ che invece ha bisogno del recettore 3beta …).

Anche a noi viene qualche dubbio sull’oggettività dei giudizi del dottor Robert Takla che lavora nell’area di Detroit e che in 5 mesi ha ricevuto 75.000 dollari dall’industria che produce un nuovo anticoagulante, il Brilique, indipendentemente dalla natura della prestazione resa (ovviamente legittima, ma moralmente discutibile, come sottolinea il CEO di Novartis in un altro nostro articolo).

Ma No Grazie. Pago Io!, si ferma qui, agli stessi discorsi che faceva 10 anni fa.

Ma ora i tempi sono cambiati. Se anche noi informatori (che in ogni caso non potremmo offrirvi nulla e quindi per forza pagate voi) vi sorpassiamo a sinistra su questi temi, significa che è ora anche per voi di fare qualcosa di nuovo.

Che cosa, cercatelo voi, ma un suggerimento ve lo possiamo dare.

Dobbiamo chiedere che anche in Italia si approvi un’analoga legge sulla trasparenza dei finanziamenti ai medici, in modo che anche da noi si possa conoscere quanto è finanziata la promozione di ogni prodotto e chi sono i medici maggiormente sponsorizzati. La maggior parte dei medici non è disposta sopportare una progressiva riduzione della fiducia dei pazienti dovuta alla segretezza con cui vengono distribuiti gli emolumenti da parte delle industrie che ruotano nel mondo della Sanità.

Dovete essere più informati. Da 2 anni l’EFPIA. la Federazione delle Associazioni Farmaceutiche Europee, si sta preparando per rendere noti i trasferimenti di valore (non solo denaro, ma anche altre forme di valore dove il medico non riceve denaro, ma qualcun altro paga per lui, come ad esempio la partecipazione ai congressi) effetuati dalla ditte farmaceutiche aderenti all’EFPIA (che per l’Italia significa dalle ditte farmaceutiche aderenti a Farmindustria).

Entro giugno 2016 tutti i trasferimento di valore relativi al 2015 saranno pubblicati, a livello individuale esattamente come in America, sui siti di ciascuna delle ditte interessate.

Ecco dove No Grazie. Pago Io! può fare qualcosa di nuovo, analizzando ad esempio le relazioni tra valori trasferiti ed evoluzione della spesa per i farmaci della ditta interessata (come ha fatto il New York Times).

Certo, costa fatica, ma lo potete pubblicare su riviste e non solo sul vostro sito ed evitate di ripetere le stesse cose. Avremmo voluto farlo noi, con diverso spirito, perchè noi siamo Informatori Scientifici del Farmaco critici costruttivi della ditta farmaceutica. Non possiamo, perchè siamo parte interessata.

Due suggerimenti finali:

  1. primo, informatevi meglio. Come potevate non sapere che non serve una legge per avere la trasparenza che invocate, ma che le stesse ditte farmaceutiche ora stanno già preprandosi a fare?
  2. secondo, fate sapere a tutti di questa prossima novità, verificare se chi predica anche pratica.
    Noi lo stiamo facendo, seguiteci su Twitter e sarete aggiornati.

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